Qualcuno può dirmi il motivo per il quale il nostro Stato crea titoli di debito per avere denaro, come BOT CCT BTP che poi dovrà onorare, e non crea la moneta di cui necessita?
Sarebbe la soluzione di tutti i nostri problemi.
Ma IGB non vuole perchè poi lui di che vive?
Intanto i nostri politici continuano a trattarci per fessi e ci chiedono il voto per risanare il paese.....
Perche votarli? A cosa serve andare alle urne? Questa è democrazia?
IL CONTROLLO E' SISTEMATICO E TOTALE
Banchieri passati alla politica
Uomini del mondo bancario sistematicamente occupano posti di rilievo nelle istituzioni politiche.
Carlo Azeglio Ciampi X Presidente della Repubblica Italiana

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« Si avvera il mio sogno europeo: uniti grazie ai valori condivisi. »
(Carlo Azeglio Ciampi in occasione della firma, a Roma nel 2004, della Costituzione Europea)
Carlo Azeglio Ciampi (Livorno, 9 dicembre 1920) è un economista e politico italiano. È stato decimo Presidente della Repubblica dal 18 maggio 1999 al 10 maggio 2006 e, in precedenza, Governatore della Banca d'Italia dal 1979 al 1993, Presidente del Consiglio dei Ministri (1993-1994) e Ministro del Tesoro (1996-1999). Con la fine del suo mandato presidenziale è diventato senatore a vita. Fa parte del coordinamento nazionale del Partito Democratico.
Note biografiche
Figlio di Pietro Ciampi e di Maria Masino. Dopo aver conseguito la laurea in Lettere nel 1941 alla Scuola Normale di Pisa, dove aveva frequentato, rimanendone affascinato, le lezioni del filosofo Guido Calogero e dove aveva conosciuto anche Franca Pilla, la futura moglie, fu chiamato alle armi nello stesso anno come sottotenente dell'esercito in Albania.
Durante la Resistenza
L'8 settembre 1943, lo coglie mentre è in Italia con un permesso, rifiuta di aderire alla Repubblica di Salò e si rifugia a Scanno, in Abruzzo, col suo maestro Calogero, esponente di primo piano del pensiero liberalsocialista e vicino al Partito d'Azione.
Il 24 marzo 1944, con un gruppo di una sessantina di persone, partendo da Sulmona si mette in marcia per raggiungere gli Alleati attraversando il massiccio della Majella. Si tratta di un viaggio avventuroso e pericoloso, in mezzo a neve alta e freddo polare, lungo un percorso che attraversa Taranta Peligna, Campo di Giove, Guado di Coccia e, infine, Casoli. Il gruppo perde una decina di componenti, stremati dal freddo e dalla fatica, e incontrano per primi i Patrioti della Brigata Maiella.
Riesce quindi ad arrivare a Bari dove consegna a Tommaso Fiore il testo manoscritto del «catechismo liberalsocialista del Partito d'azione» datogli da Calogero, si arruola nel rifondato esercito italiano e si iscrive nel frattempo al Partito d'Azione.
Banca d' Italia
Nel 1946 sposa Franca (nata il 19 dicembre 1920), consegue la seconda laurea in Giurisprudenza presso l'Università di Pisa e, su pressione della moglie, partecipa al concorso che lo fa entrare come impiegato in Banca d'Italia, dove rimarrà per 47 anni (14 da Governatore).
Nello stesso anno si iscrive anche alla CGIL e ne conserva la tessera fino al 1980.
Nel 1960 fu chiamato all'amministrazione centrale della banca di cui nel 1970 assunse la direzione. Nel 1973 diventò segretario generale, vice direttore generale nel 1976 e direttore generale nel 1978. Nell'ottobre del 1979 fu nominato Governatore della Banca d'Italia e Presidente dell'Ufficio Italiano dei Cambi, posizioni che ricoprì fino al 1993.
Incarichi di Governo
Dall'aprile 1993 al maggio 1994 fu il Presidente del Consiglio di un governo tecnico di transizione, il primo Presidente del Consiglio non parlamentare della storia della Repubblica. Non sono mancate anche in tal senso polemiche, che, sebbene minoritarie vedono una carenza di rappresentatività popolare negli organi costituzionali, trattandosi del primo banchiere centrale a divenire Premier nel mondo e soprattutto non avendo mai ricoperto cariche elettive.
Nel giugno 1994 fu chiamato a ricoprire la carica di vice-Presidente della Banca dei Regolamenti Internazionali , ruolo che detenne fino al maggio 1996.
In seguito è stato Ministro del Tesoro (dall'aprile 1996 al maggio 1999) nei governi Prodi I e D'Alema I. In questo periodo, la sua opera è stata caratterizzata dal contenimento dell'enorme debito pubblico italiano in vista del rispetto dei parametri di Maastricht, per garantire l'accesso dell'Italia alla moneta unica europea.
È autore di alcuni libri, tra i quali si ricordano: Considerazioni Finali del Governatore della Banca d'Italia dal 1979 al 1993 (finito di stampare nel 1994); Sfida alla disoccupazione: promuovere la competitività europea e Un metodo per governare, entrambi del 1996.
Presidente della Repubblica [modifica]
Il Presidente Ciampi durante il messaggio per la Festa del Tricolore del 2003.
Il Presidente Ciampi durante il messaggio per la Festa del Tricolore del 2003.
La sua candidatura viene avanzata da un vasto schieramento parlamentare e in particolare dall'allora Presidente del Consiglio D'Alema che ottiene, durante le trattative, il benestare dell'opposizione di centro-destra,anche se Ciampi era molto vicino all'Ulivo. Considerato come figura fondamentale per l'entrata nell'Euro e come uno dei ministri più popolari del governo gode anche dell'appoggio del mondo economico e finanziario oltre che della stima dei dirigenti dell'Unione Europea. Il 13 maggio 1999 è stato eletto alla prima votazione, con larga maggioranza (707 voti su 1010), decimo presidente della Repubblica. In questa veste, egli ha cercato di trasmettere agli italiani quel patriottico sentimento nazionale che deriva dalle imprese del Risorgimento e della Resistenza e che si manifesta nell'Inno di Mameli e nella bandiera tricolore.
Ciampi è stato un Presidente che, analogamente a quanto avvenne con Sandro Pertini, ha riscosso sempre un alto indice di gradimento nei sondaggi fatti dai vari Istituti italiani, con una media oscillante tra il 70 e l'80% (il minimo si registrò con il 67% relativo al nord-est del Paese, ossia dove la Lega Nord è più forte).
Rimanendo sempre, perciò, una delle figure nelle quali gli italiani riponevano la loro fiducia, ha superato tutte le intemperie del quinquennio 2001-2006, rafforzando con la sua figura istituzionale lo stesso ruolo del Presidente della Repubblica.
Ha ricevuto, nel 2005, il premio Carlo Magno dalla città tedesca di Aquisgrana per il suo impegno volto a garantire l'idea di Europa unita e pacifica; sempre nel 2005, ha anche ricevuto ad honorem il David di Donatello per la sua volontà di rilanciare il cinema italiano.
In un intervento al Parlamento Europeo è stato vivacemente contestato da alcuni europarlamentari della Lega, tra cui Mario Borghezio, scontenti per l'ingresso dell'Italia nella Moneta comune Europea, l'Euro, citato nel discorso del Presidente della Repubblica.
Durante il settennato Ciampi e Signora hanno posto la loro residenza presso il palazzo del Quirinale.
La consorte del Presidente, come raramente accadde in passato, è stata spesso presente agli incontri che il marito ebbe in Italia ed all'estero; "donna Franca", come è stata chiamata, ha fatto alcune dichiarazioni "fuori dal protocollo": hanno fatto discutere le sue esternazioni riguardo la "tv deficiente" e riguardo la bontà e l'affetto dei napoletani ("La gente del sud è più buona e intelligente").
Da più parti a Ciampi è stato chiesto di rimanere Capo dello Stato per un secondo mandato ma egli, seppur lusingato, ha escluso l'ipotesi di un Ciampi bis al Quirinale. Sia il centro destra, sia il centro sinistra, lo hanno più volte ringraziato per il suo operato super partes e come garante istituzionale.
Il 10 febbraio 2006 ha tenuto in diretta mondiale il discorso di apertura dell'olimpiade invernale di Torino
Il 3 maggio 2006 con una nota ufficiale dal Quirinale Ciampi ha confermato la sua indisponibilità ad un settennato-bis: i motivi che l'hanno spinto a questa decisione sono l'età avanzata e la convinzione che "il rinnovo di un mandato lungo, quale è quello settennale, mal si confà alle caratteristiche proprie della forma repubblicana del nostro Stato". In effetti, è stato osservato che nessun Presidente della Repubblica è mai stato investito di un secondo mandato.
Nomine Presidenziali
Governi
* D'Alema II
* Amato II
* Berlusconi II
* Berlusconi III
Senatori a vita
* Rita Levi Montalcini - Meriti in campo scientifico e sociale
* Emilio Colombo - Meriti in campo sociale
* Mario Luzi - Meriti in campo artistico e letterario (cessato a causa del decesso il 28 febbraio 2005)
* Giorgio Napolitano - Meriti in campo sociale (cessato in quanto eletto Presidente della Repubblica Italiana il 10 maggio 2006)
* Sergio Pininfarina - Meriti in campo sociale
Senatore a vita
Ciampi si è dimesso il 15 maggio 2006, stesso giorno in cui il suo successore (nominato da Ciampi Senatore a vita pochi mesi prima) Giorgio Napolitano ha prestato giuramento. Il suo primo atto da senatore a vita è stato quello di votare la fiducia al secondo governo Prodi, esprimendosi favorevolmente riguardo al nuovo esecutivo. Ciò ha provocato l'accesa reazione, manifestata durante la votazione con fischi e grida, di numerosi esponenti della Casa delle Libertà.
Un mese dopo le sue dimissioni ha annunciato che avrebbe votato no al referendum confermativo sulle riforme istituzionali, motivando questa scelta in coerenza con il suo costante impegno a difesa della Costituzione: tale posizione è stata criticata dal centro destra ed apprezzata dal centro sinistra e dai compagni del suo partito e dalla componente dei costituzionalisti che ad esso si ispira. Nel 2007 aderisce al Partito Democratico
Onorificenze
Cavaliere di Gran Croce
Lamberto Dini Presidente del Consiglio e Ministro della Repubblica Italiana

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Lamberto Dini (Firenze, 1 marzo 1931) è un dirigente d'azienda, economista e politico italiano.
È stato Direttore Generale della Banca d'Italia, Presidente del Consiglio dei Ministri dal 1995 al 1996 e Ministro degli Affari Esteri dal 1996 al 2001.
Biografia
Figlio di un fruttivendolo, compie studi liceali brillanti a Firenze, dove si laurea in economia e commercio nel 1954. Dopo essersi perfezionato all'Università del Minnesota e del Michigan, entra nel Fondo Monetario Internazionale nel 1959, dove intraprende una fortunata carriera, fino a diventare direttore esecutivo per l'Italia, Grecia, Portogallo e Malta dal 6 luglio 1976 al 15 settembre 1979.
Vive a San Martino alla Palma nel comune di Scandicci, è sposato con Donatella Pasquali, vedova del miliardario bergamasco Renzo Zingone da cui ha ereditato vaste proprietà in Costarica, condannata il 3 dicembre 2007 dalla X Sezione Penale del Tribunale di Roma a 2 anni e 4 mesi di reclusione per bancarotta fraudolenta in relazione ad un falso in bilancio della societa' "SIDEMA srl" e ad un crac da 40 miliardi di lire nel 2002[1]. La stessa non sconterà la pena inflittale stante il beneficio dell'indulto del 2006.
Il 15 settembre 1979 è nominato dal presidente del consiglio dei ministri Francesco Cossiga Direttore generale della Banca d'Italia, succedendo a Carlo Azeglio Ciampi nominato governatore. Resterà in carica fino al maggio 1994, quando si dimette per entrare nel 1° governo Berlusconi come ministro del Tesoro.
In quanto direttore generale, Dini è collocato al secondo posto nella gerarchia del Direttorio della Banca d'Italia. Tuttavia la circostanza di rappresentare una nomina proveniente dall'esterno, e le non sempre eccellenti relazioni con Ciampi faranno sì che nel corso del quindicennio trascorso a Via Nazionale Dini abbia un ruolo defilato, ma funzionale alle influenze politiche democristiane.
Dal settembre 1993 al giugno 1994 è uno dei vice-presidenti della Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI). Quando il governatore della Azeglio Ciampi è nominato Presidente del Consiglio dei Ministri nell'aprile 1993, il nome di Dini figura al primo posto tra i probabili successori. In realtà, il neo presidente del consiglio Ciampi sarebbe orientato a nominare il vice direttore generale Tommaso Padoa Schioppa, ma a seguito di un compromesso con il presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro prevarrà la scelta del secondo vice direttore Antonio Fazio.
Governo Dini (1995)
Il 10 maggio 1994 fa il suo ingresso nel Governo Berlusconi I come ministro del Tesoro. Dopo le dimissioni di Silvio Berlusconi, il 17 gennaio 1995 Dini, incaricato dal presidente Scalfaro di formare un nuovo governo, costituisce un esecutivo composto esclusivamente da ministri e sottosegretari tecnici e non parlamentari (lo stesso Dini non ha mandati elettivi). La finalità del governo è soprattutto quella di traghettare il Paese fino alle elezioni politiche anticipate, che infatti si terranno nell'aprile 1996. Il governo resterà in carica fino al 17 maggio 1996 godendo di maggioranze variabili, ma con un graduale attestarsi su una maggioranza di centrosinistra estesa ad alcuni esponenti del centro moderato.
Con la ricerca del consenso fra i partiti del centrosinistra e i sindacati, il Governo Dini riuscirà nel difficile compito di emanare una riforma delle pensioni. La riforma Dini ha trasformato il sistema pensionistico italiano da un sistema di tipo retributivo ad uno di tipo contributivo.
Ministro degli Esteri (1996)
Nell'aprile 1996 si tengono le elezioni politiche, e Dini, aderendo alla coalizione di centrosinistra dell'Ulivo di Romano Prodi, si presenta con una lista personale, la Lista Dini (formata dal suo Rinnovamento Italiano, dai Socialisti Italiani e dal Patto Segni), che al proporzionale raggiunge il risultato del 4,3% (più di 1.600.000 voti), eleggendo 8 deputati, da aggiungersi agli eletti nei collegi uninominali. In Parlamento costituiscono il gruppo chiamato Rinnovamento italiano, con 26 deputati e 11 senatori.
Il 17 maggio 1996 Dini è nominato ministro degli Affari Esteri nei quattro governi dell'Ulivo che si succederanno nel corso della XIII Legislatura: Prodi, D'Alema I e II e Amato II. Si dimetterà il 6 giugno 2001, dunque sei giorni prima del passaggio delle consegne tra il II governo Amato e il II Governo Berlusconi l'11 giugno 2001.
Dal 2001 ad oggi
Rinnovamento Italiano confluisce nel progetto de La Margherita. Alle elezioni del Maggio 2001, l'Ulivo guidato da Francesco Rutelli è sconfitto da Silvio Berlusconi. Dini è eletto al Senato. Dal febbraio 2002 a luglio 2003 è delegato alla Convenzione di preparazione della bozza della Costituzione Europea. Fino alla fine della legislatura è vice presidente del Senato.
Nel 2003 fu accusato da Igor Marini di aver intascato tangenti nell'affare Telekom Serbia.
Alle elezioni politiche del 2006 è rieletto senatore della Margherita. Nella XV legislatura ricopre l'incarico di Presidente della III Commisione Affari esteri, emigrazione del Senato della Repubblica. Nel maggio 2006, il suo nome è inserito in una rosa di candidati proposti dalla Casa delle Libertà (centrodestra) per la presidenza della Repubblica.
Il 6 giugno 2006 è eletto Presidente della Commissione Esteri del Senato.
Il 23 maggio 2007 viene inserito tra i 45 membri del Comitato nazionale per il Partito Democratico ma, nella fase costituente del nuovo partito, il 18 settembre, Dini annuncia il suo distacco dal progetto del PD e la costituzione di un soggetto liberaldemocratico che dia spazio a queste ultime istanze.
Il 1 ottobre 2007 presenta ufficialmente il simbolo del suo nuovo soggetto politico, "Liberaldemocratici", fondato con Natale D'Amico, Daniela Melchiorre, Giuseppe Scalera ed Italo Tanoni. Il 3 dicembre 2007, la moglie di Dini, Donatella Pasquali Zingone, viene condannata dal Tribunale di Roma per il crac di 22 milioni di euro della società Sidema Srl, che faceva parte della holding Gruppo Zeta, a due anni e quattro mesi di reclusione (pena condonata per effetto dell'indulto) e all'interdizione dalla gestione di cariche societarie per dieci anni (pena sospesa).
In occasione del voto sulla legge Finanziaria del 2008 Lamberto Dini, pur votando la manovra di bilancio, annuncia il suo distacco dalla maggioranza di centrosinistra, auspicando il superamento del Governo Prodi II[2]. Il 24 gennaio 2008, in occasione di un importante passaggio parlamentare di fiducia al Governo Prodi, il senatore Dini, eletto nelle file del centrosinistra, insieme ai Popolari UDEUR di Clemente Mastella, annuncia di votare contro, contribuendo in maniera determinante alla caduta del governo.
L'8 febbraio 2008 annuncia l'adesione dei Liberal Democratici al nuovo partito del Popolo della Libertà, cambiando ancora una volta coalizione (dal centro-sinistra al centro-destra).
Il 10 marzo 2008 viene ufficializzata la sua candidatura al Senato della Repubblica e al seguito dei risultati delle elezioni politiche del 13 e 14 Aprile 2008 è eletto nuovamente senatore nelle file del PdL circoscrizione Lazio.
Uffici di governo
Presidente del Consiglio dell'Unione europea: gennaio - maggio 1996
Presidente del Consiglio dei Ministri Italiano: 1995 - 1996
Ministro di Grazia e Giustizia della Repubblica Italiana (ad interim): 19 ottobre 1995 al 16 febbraio 1996
Ministro degli Esteri della Repubblica Italiana: 1996 - 2001
Ministro del Tesoro della Repubblica Italiana: 1994 - 1996
Uffici politici
Predecessore: Leader di Rinnovamento Italiano Successore: [[Immagine:{{{immagine}}}|30x30px]]
Nessuno 1996 - 2002 Nessuno
Tommaso Padoa-Schioppa Ministro della Repubblica Italiana

Tommaso Padoa-Schioppa è Ministro dell'Economia e delle Finanze dal maggio 2006.
Dall'ottobre 2007 è Presidente del Comitato Monetario e Finanziario Internazionale (IMFC) del Fondo Monetario Internazionale (FMI).
È presidente di Notre Europe (Parigi), l'Istituto di studi europei fondato nel 1996 da Jacques Delors.
Dal 1998 al 2005 è stato membro del Comitato esecutivo della Banca Centrale Europea. In precedenza è stato Presidente della Consob, Commissione Nazionale per le Società e la Borsa (1997-98); Vice Direttore Generale della Banca d'Italia (1984-1997); Direttore generale per gli Affari economici e finanziari alla Commissione europea (1979-1983). Nel 2005-2006 è stato Presidente della Fondazione IASC (International Accounting Standards Committee).
Nel corso della sua attività è stato Co-segretario del Comitato Delors per lo studio dell'unione economica e monetaria europea dal 1988 al 1989; Presidente del Comitato consultivo bancario della Commissione europea (1988-1991); Presidente del Gruppo di lavoro sui sistemi di pagamento delle banche centrali della Comunità europea (1991-1995); Presidente del Comitato di Basilea per la Vigilanza bancaria (1993-1997); Presidente del Comitato regionale europeo dello IOSCO, International Organization of Securities Commissions (1997-1998); Presidente del FESCO, Forum of the European Securities Commissions (1997-1998); Presidente del Comitato sui Sistemi di pagamento e regolamento del G10 (2000-2005).
È membro del Gruppo dei Trenta e dell'Advisory Board dell'Institute for International Economics di Washington. E' stato Presidente dell'International Center for Monetary and Banking Studies presso Ginevra (2001-2006). Nel 2005-2006 è stato Senior Fellow dell'Istituto Affari Internazionali (IAI) a Roma e Senior Adviser del Promontory Financial Group.
È autore di numerosi libri e pubblicazioni. Fra i volumi più recenti Italia, una ambizione timida (2007); Europa, una pazienza attiva (2006); L'euro e la sua banca centrale (2004); Regulating Finance (2004); Dodici Settembre (2002); Europa, forza gentile (2001).
Mario Draghi Direttore Generale del Ministero Tesoro della Repubblica Italiana, ha firmato la "Legge Draghi" DL 24/02/98 n.58

Testo preso dal sito wikipedia
Studi e Carriera Accademica
Nel 1970 ha conseguito la laurea in Economia con 110 e lode presso l'Università La Sapienza di Roma, avendo come relatore il Professor Federico Caffè. In seguito continua gli studi presso il Massachusetts Institute of Technology con Franco Modigliani e Robert Solow, ottenendo il PhD nel 1976.
Dal 1975 al 1978 insegna, come professore incaricato, nelle università di Trento, Padova, Venezia e Firenze dove poi, dall'81 al '91, ricopre il ruolo di professore ordinario di Economia e politica monetaria.
Gli incarichi nello Stato
È stato artefice delle più importanti privatizzazioni delle aziende statali italiane avendo ricoperto diversi incarichi nel Ministero del Tesoro durante gli anni Novanta.
Nel 1991 viene nominato Direttore generale del Tesoro, incarico mantenuto fino al 2001 fra l'alternarsi di 10 governi. Dal '93 al 2001 è inoltre Presidente del Comitato Privatizzazioni.
Ha fatto parte del consiglio d'amministrazione di diverse banche ed aziende come Eni, IRI, Banca Nazionale del Lavoro e IMI.
Nel 1998 ha firmato il testo unico sulla finanza, noto anche come "Legge Draghi" (DL 24 febbraio 1998 n. 58, entrato in vigore nel luglio 1998), che ha introdotto la normativa per l'Offerta Pubblica di Acquisto e la scalata delle società quotate in borsa. Telecom Italia sarà la prima società oggetto di OPA, da parte dell'Olivetti di Roberto Colaninno, a iniziare la stagione delle privatizzazioni.
A questa hanno fatto seguito la liquidazione dell'IRI e le privatizzazioni di ENI, della quale Goldman Sachs acquisì l'intero patrimonio immobiliare,[3] ENEL, Credito Italiano e Banca Commerciale Italiana.
Carriera internazionale
Dal 1984 al 1990 è stato direttore esecutivo della Banca Mondiale. Dal 2002 al 2005 è stato vicepresidente per l'Europa, con incarichi operativi, di Goldman Sachs, quarta banca d'affari al mondo.
Governatore di Bankitalia
Il 29 dicembre 2005 è stato nominato Governatore della Banca d'Italia.
Durante un'intervista alla trasmissione televisiva Unomattina, nel gennaio 2008, il Presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga lo ha definito "un vile affarista... socio della banca d'affari americana Goldman Sachs" e responsabile della "svendita dell'industria pubblica italiana quand'era direttore generale del tesoro".
Onorificenze
Cavaliere di Gran Croce Ordine al Merito della Repubblica Italiana
— 5 aprile 2000. Di iniziativa del Presidente della Repubblica.
Grand'Ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria
Grand'Ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana
— 27 dicembre 1991. Su proposta della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Massimo Tononi Sottosegretario del Ministero Economia Finanza della Repubblica Italiana

Massimo Tononi (Trento, 22 agosto 1964) è un politico e manager italiano. Laureato in economia aziendale all'Università Bocconi di Milano nel 1988, fino al 1993 ha lavorato presso l'ufficio londinese della Goldman Sachs, occupandosi soprattutto di fusioni e acquisizioni tra imprese. Assistente di Romano Prodi nella seconda esperienza del Professore alla guida dell'IRI, nel 1994 torna alla Goldman Sachs, di cui diventa partner managing director.
Lascerà tale incarico il 18 maggio del 2006, giorno in cui entrerà nel secondo governo Prodi in qualità di sottosegretario all'Economia.
Secondo un articolo pubblicato sul Corriere della Sera, Tononi è legato a Romano Prodi da molto tempo ed è uno dei suoi più attivi sostenitori. Per l'ultima campagna elettorale - quella che nel 2006 ha portato il Professore a Palazzo Chigi - Tononi ha finanziato ben 100 mila euro.
Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Massimo_Tononi"
Mario Monti Commissario Europeo

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« Se fossi un francese sarei orgoglioso di un'Europa che sa farsi rispettare Oltreatlantico »
(intervista di Dario Di Vico, Corriere della Sera, 18 settembre 2007)
Mario Monti (Varese, 19 marzo 1943) è un economista e politico italiano.
Biografia
Nel 1965 consegue la laurea in economia presso l'Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano e successivamente si specializza all'Università di Yale, negli Stati Uniti.
Nel 1970 inizia ad insegnare presso l'Università degli studi di Torino, che lascia nel 1985 per diventare professore di Economia politica presso l'Università Bocconi di Milano, dove diventa direttore dell'Istituto di Economia Politica.
Sempre alla Bocconi assume la carica di rettore (1989-1994) e successivamente quella di presidente (1994), alla morte di Giovanni Spadolini.
Attività di ricerca
Uno dei risultati più importanti della sua attività di ricerca è il modello di Klein-Monti che descrive il comportamento di una banca in regime di monopolio
Attività politica
È stato per lungo tempo un alto funzionario dello stato e la sua competenza ed il rispetto che si è saputo guadagnare sia in ambito nazionale che internazionale hanno fatto sì che il suo nome sia stato più volte indicato per ministeri in ambito economico sia per governi di centro destra che di centro sinistra. La sua figura di "tecnico" ha spinto qualcuno ad indicarlo come una delle rarissime persone che potrebbero addirittura fare il Presidente del Consiglio con entrambi gli schieramenti.
Commissione Europea
Queste sue caratteristiche positive si sono rivelate anche quando ha coperto gli incarichi di commissario europeo. È stata proprio l'efficacia come responsabile della Concorrenza che gli ha fatto attribuire il soprannome di Super Mario, che cita sì ironicamente il personaggio dei videogiochi, ma che denota anche rispetto; proprio sotto la sua guida l'Unione Europea ha avuto una svolta come efficacia sul controllo della concorrenza con procedimenti come quello contro la General Electric e quello contro la Microsoft (ancora in corso) che per molti versi hanno segnato un momento storico.
Si noti inoltre che è stato appoggiato alla nomina come commissario europeo sia dal governo d'Alema sia da quello Berlusconi. Ampie polemiche hanno seguito la scelta del governo Berlusconi di non appoggiarlo come commissario per la commissione Barroso, preferendogli Rocco Buttiglione (successivamente sostituito da Franco Frattini dopo il rifiuto di ratificare la candidatura di Buttiglione da parte del Parlamento Europeo).
Incarichi di rilievo
* 1989 - 1994: Rettore dell'Università Bocconi
* 1994: Presidente dell'Università Bocconi
* 1995 - 1999: Membro della Commissione europea guidata da Jacques Santer, responsabile di mercato interno, servizi finanziari e integrazione finanziaria, dogane e questioni fiscali
* 1999 - 2004: Membro della Commissione europea guidata da Romano Prodi, responsabile della Concorrenza
Onorificenze
Commendatore — Roma, 27 dicembre 1992
Articolo di Milano Finanza online:
Mario Monti sbarca in Goldman Sachs
14 dicembre 2005
Di Francesco Bartolomeo
Mario Monti approda in Goldman Sachs. L’ex commissario alla Concorrenza europeo, nota per aver avuto un atteggiamento inflessibile nei confronti della Microsoft aprendo una procedura per violazione delle norme Ue, è stato nominato consulente internazionale della banca d'affari americana. Nelle cui fila entra il terzo nome italiano di alto livello, dopo quelli di Claudio Costamagna e Mario Draghi.
Monti entrerà in due comitati: il primo è l'International advisory board europeo, nel quale è chiamato a fornire indicazioni strategiche sulle tematiche legate alla concorrenza. Negli Stati Uniti, invece, Monti sarà membro del Research Advisory Council, il think tank politico-economico riservato alle personalità su cui Goldman fa perno per analizzare tendenze e prendere decisioni-chiave.
Un ruolo non operativo, diverso sia da quello di Costamagna, capo della divisione europea di investment banking, sia da quello di Draghi, vicepresidente europeo e membro del management committee, comitato di gestione centrale della banca, a New York.
Ma l’arruolamento di Monti in Broad Street, quartier generale a lower Manhattan della banca fondata da un tedesco, Marcus Goldman, nel 1869, non passa inosservato. A cinque mesi dalle elezioni italiane, è il possibile segnale di disimpegno politico: il presidente della Bocconi, economista ed editorialista, è da sempre corteggiato da destra e da sinistra. Di recente, dopo un suo editoriale sul Corriere della Sera sulle qualità del grande centro, molti commentatori politici davano per scontato un suo impegno per un alto ruolo istituzionale in Italia.
Oltre allo scontro con Microsoft, che portò l’allora Commissario europeo a infliggere al gruppo di Bill Gates una multa di 500 milioni di euro per abuso di posizione dominante attraverso i sistemi operativi, Monti si guadagnò molte prime pagine attraverso altri interventi di alto profilo. Fra questi, il via libera al salvataggio del gruppo francese Alstom, e il ‘no’ alla fusione fra General Electric and Honeywell, che causò non poche tensioni fra le due sponde dell’Atlantico.
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CACERES (8 febbraio 2002)
Invitato (nella sua veste di responsabile ad interim della Farnesina) al vertice dei ministri degli Esteri europei, nella città spagnola di Caceres, piazzato davanti al ministro degli Esteri spagnolo Josep Piqué, ha sorriso e fatto le corna.