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SENTENZE - Sentenza di Lecce e successivo annullamento

 

Sentenza di Lecce e successivo annullamento della Corte di Cassazione

 
Sentenza del Tribunale di Lecce - Ufficio del Giudice di Pace, Avv. Cosimo Rochira

Successivo annullamento della Corte di Cassazione




.....Sulla base degli approfondimenti eseguiti, lo scrivente ritiene di poter affermare che la proprietà della moneta, la politica monetaria e i suoi proventi siano di competenza esclusiva dello Stato e per riflesso della collettività nazionale.
Conseguentemente, per il periodo preso in esame 1996/2003, la sottrazione del reddito di signoraggio in danno della collettività (quota attribuita a soggetti privati dalla Banca d’Italia) può determinarsi, alla luce dei criteri precedentemente esposti e dei prospetti analitici di calcolo sopra riportati, in complessivi €uro 5.023.632.491 , corrispondente a un danno medio rilevato per cittadino residente alla data del 31.12.2003 di €uro 87 ......
 

BANCHE. Signoraggio, Cassazione accoglie ricorso Bankitalia: "Nessun diritto è dovuto"

24/07/2006 - 11:53

Adiconsum mette in guardia i cittadini dall'intentare cause per il recupero di diritti di signoraggio.

MDC Lecce "Abbiamo consigliato prudenza a chi si era rivolto a noi".

Non compete ai giudici sindacare il modo in cui gli Stati svolgono le funzioni di politica monetaria, di adesione ai trattati internazionali e di partecipazione agli organismi sovranazionali. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione annullando senza rinvio una sentenza del giudice di pace di Lecce che nel 2005 aveva condannato la Banca d'Italia per "esproprio illecito" di moneta: secondo il magistrato onorario che accolse l'esposto di un cittadino pugliese, la Banca centrale europea e "la sua articolazione italiana, ovvero la Banca d'Italia", si erano appropriate illegalmente della moneta italiana con l'emissione dell'Euro, e che quindi, a suo dire, "non esisteva il debito pubblico, trattandosi invece di credito pubblico" e "la massa monetaria messa in circolazione nell'ambito dei paesi aderenti al sistema dell'euro apparterrebbe alla collettività dei cittadini con la conseguenza che ciascuno potrebbe rivendicare il reddito, pro quota, derivante dalla stampa e dalla circolazione di questa massa monetaria, oggi invece percepito dalla Banca Centrale Europea e poi ridistribuito tra le diverse Banche centrali nazionali".

Su tale originale premessa il giudice di pace condannò Bankitalia al pagamento di 87 euro per "sottrazione del reddito da signoraggio monetario" nel periodo compreso tra il '96 e il 2003. Contro la sentenza del giudice di Pace la Banca d'Italia ha presentato ricorso per cassazione chiedendone l'annullamento oltre che la condanna al risarcimento danni per "lite temeraria" per il cittadino pugliese.

Le sezioni unite civili della Suprema Corte, cassando punto per punto le motivazioni del giudice di pace, hanno accolto il ricorso di via Nazionale sottolineando, tra l'altro, che accettare un simile pronunciamento, comunque, metterebbe in discussione "le scelte con cui lo Stato, attraverso i suoi competenti organi istituzionali, ha configurato la propria politica monetaria, in coerenza con la decisione di aderire ad un sistema elaborato in ambito europeo e di fare parte delle istituzioni create all'interno di detto sistema".

Nella sentenza 16751 depositata oggi, i giudici di Piazza Cavour sanciscono quindi che tra le funzioni che rientrano nelle prerogative della sovranità degli Stati (come le politiche monetarie, nel caso specifico), non può interferire alcuna giurisdizione, sia civile che penale, tanto meno amministrativa o dei giudici onorari. L'autore della citazione in giudizio per la Banca d'Italia è stato quindi condannato al pagamento di circa 1500 euro per le spese processuali. La Suprema Corte non ha accolto la richiesta di risarcimento danni per "lite temeraria", constatando la buona fede del cittadino pugliese.

Adiconsum non è sorpresa nell'apprendere l'accoglimento del ricorso di Bankitalia e ritiene che la tutela del consumatore passi innanzitutto attraverso una puntuale informazione dei propri diritti e che il ruolo delle associazioni consumatori sia quello di informare correttamente i cittadini, evidenziando loro i pro e i contro di un eventuale giudizio.

Alla luce di questa vicenda, l'associazione ribadisce la propria contrarietà a porre in essere azioni volte ad alimentare illusorie aspettative nel consumatore, non valutando adeguatamente tutte le conseguenze che quest'ultimo malconsigliato potrebbe subire.

Il Movimento Difesa del Cittadino di Lecce fa sapere con una nota stampa di aver sempre consigliato prudenza ai numerosi cittadini salentini che si erano rivolti ai suoi sportelli, dicendo chiaramente loro che la sentenza del Giudice di Pace di Lecce non era definitiva e sconsigliando, prima di vedere se sarà o meno confermata dalla Cassazione, di intraprendere nuove azioni giudiziarie. L'invio della raccomandata alla Banca d'Italia è, comunque sottolinea l'associazione, strumento utile all'interruzione della prescrizione.

MDC rassicura i propri assistiti: "Nessun rischio di dover pagare spese giudiziarie dopo questa sentenza della Cassazione. Seguiremo lo sviluppo della controversia ed informeremo tempestivamente le persone sulle iniziative più utili da intraprendere".

2006 - redattore: NZ

rif: http://www.helpconsumatori.it/news.php?id=8912

 

la sentenza ufficiale della Cassazione: cassazione1675106.pdf

 


Data creazione : 15/10/2008 @ 09:12
Ultima modifica : 14/02/2010 @ 10:10
Categoria : SENTENZE
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